venerdì 19 maggio 2017

Zdeněk GRYGERA


Nasce a Pollepy u Holesova, nella Repubblica Ceca, il 14 maggio 1980. Dà i primi calci al pallone nello Zilin, con il quale esordisce nella massima serie ceca a diciassette anni; a venti si trasferisce allo Sparta Praga, dove resta tre stagioni, vincendo uno scudetto: «Mio padre mi ha insegnato a essere sempre attento e mai impulsivo, quando devo pesare i miei successi e i miei fallimenti; è una cosa che ho imparato nel confronto costante con cui ci obbliga la famiglia, un percorso di maturazione difficile, ma che ripeterei fin dall’inizio. Mio padre era sempre un passo indietro quando c’era da gustarsi un successo, era sempre più tiepido degli altri, quando doveva esprimere la sua contentezza per un mio risultato buono. E stava un passo avanti quando mi sentivo inadatto, quando avevo bisogno di qualcuno che mi incoraggiasse dopo un errore, di qualcuno che mi indicasse la via giusta per evitare altri sbagli. Un grande esempio, ecco che cosa è stato, per me, mio padre».
Nell’estate del 2003 abbandona la Repubblica Ceca per emigrare in Olanda, acquistato dall’Ajax; con gli “Aiaci” rimane quattro stagioni, aggiudicandosi un campionato. Grygera è giocatore eclettico, capace di disimpegnarsi in ogni ruolo difensivo.
La stagione 2007-08 lo vede con indosso la maglia bianconera; arriva a parametro zero e con molta diffidenza da parte dei tifosi juventini; esordisce il 23 settembre 2007, all’Olimpico di Roma, contro la squadra giallorossa. La prima parte della stagione è a luci e ombre; Zdeněk si dimostra un buon giocatore, ma privo di quella personalità che necessità per fare il salto di qualità. È un giocatore diligente, ma si limita al compitino e niente di più; comunque sia, grazie anche ai frequenti infortuni di Zebina, è spesso schierato da titolare. La svolta della stagione, avviene a Genova, il 9 marzo, contro i rossoblu; Zdeněk è schierato come terzino sinistro e, con un grandissimo goal e un assist a Trézéguet, è eletto migliore in campo: «È stata un’emozione fortissima. Dopo aver messo la palla in rete, ho percepito la forza e la fierezza della tifoseria bianconera, che si riversavano su di me, come un’onda che ti travolge, così anche da parte dei miei compagni di squadra. Eppure, non mi sembrava di avere fatto un miracolo, in fondo si trattava di un goal come tanti e non certo di una rete risolutiva per il campionato o per una coppa. Invece, tutti hanno esultato per il mio intervento, mi hanno abbracciato e festeggiato come un piccolo eroe; è stato un momento molto intenso e di grande coinvolgimento».
Da quella partita in poi, Grygera acquista sicurezza ed anche i tifosi bianconeri si accorgono di lui, incoraggiandolo a ogni giocata. Grazie al costante appoggio dei tifosi, Zdeněk gioca a buon livello anche la seconda stagione con la maglia juventina, riuscendo a realizzare anche due reti; la seconda rete stagionale è quella importantissima, che vale il pareggio nella sfida casalinga contro l’Inter. Nei minuti di recupero, infatti, Grygera è lasciato completamente solo, su azione di calcio d’angolo battuto da Giovinco. La sua incornata è precisa e non lascia scampo a Julio Cesar, rendendo pazzi di gioia tutti i tifosi bianconeri che temevano di uscire sconfitti dalla sfida con i neroazzurri.
Le due stagioni seguenti sono senza lode e senza infamia. Grygera ritorna a essere un calciatore che non riesce a dare quel qualcosa di più per meritarsi un posto in squadra. L’arrivo di Motta nell’estate del 2010, lo relega spesso in panchina.
Il 30 agosto del 2011 rescinde il contratto che lo legava alla Juventus e firma con gli inglesi del Fulham. In totale colleziona 144 presenze e tre reti.

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