venerdì 20 gennaio 2017

Alfredo FONI

Arrivò alla Juventus giusto in tempo per essere tra i protagonisti dell’ultimo scudetto conquistato dal mitico quinquennio e il primo e unico della sua carriera di Campione, Olimpionico e Mondiale. Era stato acquistato dal Padova come rincalzo di Rosetta e Caligaris, ma, in quella prima stagione in bianconero, giocò molto più lui di quei due fenomeni oramai al tramonto: così fu schierato ora con l’uno, ora con l’altro, quasi a ricevere il testimone di un’ideale staffetta. Due anni dopo, infatti, erano Foni e Rava i nuovi dominatori delle aree di rigore, da affidare alla leggenda. Insieme avrebbero vinto Olimpiadi e Mondiali ma, per la Juventus, solo due Coppe Italia. La storia juventina di Foni è legata a quello che è definito un record, ma che è qualcosa di più di una curiosità; le sue 229 partite consecutive sono una vera sfida, vinta contro gli incidenti di gioco, i malanni, le insidie degli scadimenti di forma, la severità degli arbitri. Foni, tra l’altro, non fu mai squalificato e anche questo può essere un bel vanto, per un terzino.

giovedì 19 gennaio 2017

Carlo OSTI

Nato a Vittorio Veneto (Treviso), il 20 gennaio 1958. Si forma nella Coneglianese. Passa all’Udinese, da questa all’Atalanta (e con i neroazzurri debutta in Serie A) dove lo preleva la Juventus e lo rispedisce un anno in prestito ancora all’Udinese. Approda a Torino nell’estate del 1980. Difensore vecchio stile, di quei terzini che si attaccano alle caviglie dell’avversario e non le mollano più, coraggioso e combattivo, in bianconero è tuttavia chiuso dai vari Gentile, Cabrini, Cuccureddu e Brio. «Gentile, Cabrini e Cuccureddu sono degli autentici campioni ed anche a vederli dalla panchina ho tutto da guadagnare. Giocare sempre aiuta moltissimo, ma arrivando alla Juventus sapevo benissimo che non avrei potuto pretendere la luna. Perciò, sono contento così e non mi pongo traguardi particolari. Del resto, sono convinto che una squadra come la Juventus, prima o poi, ha bisogno di tutti i componenti del suo organico. Per quanto mi riguarda, certe opportunità le ho già avute, senza nemmeno dover aspettare troppo».

mercoledì 18 gennaio 2017

Armando DIENA

È deceduto qualche giorno fa in una clinica di Genova – si legge su “Stampa Sera” del 23 luglio 1985 – dove era stato ricoverato in condizioni disperate a causa di un tumore maligno al fegato, l’ex giocatore della Juventus degli anni Trenta, Armando Diena. Aveva settantuno anni.
Era entrato giovanissimo nelle formazioni giovanili bianconere, insieme al fratello Ferruccio. Giocavano per pura passione, desiderosi solo di fare un po’ di sport e sicuri, con la classe che avevano, di poter essere utili alla squadra. Armando giocava all’ala destra, era velocissimo e, riuscendo sovente a liberarsi con uno scatto del suo marcatore, poteva presentarsi al tiro in porta o, meglio, depositare preziosi palloni sul piede infallibile di Farfallino Borel. Armando Diena fece parte della squadra che nella stagione 1934-35 vinse il quinto scudetto consecutivo della serie d’oro della Juventus. Diede anche il suo prezioso contributo in Coppa Italia e, specialmente, in Coppa Europa, in quella dell’edizione 1935. Quando si parlava di calcio, amava sempre ricordare un suo goal strepitoso segnato all’Ungheria a Budapest, nell’incontro dei quarti di finale di quel faticosissimo torneo.
Da parecchi anni Armando Diena si era stabilito a Finale Ligure, in compagnia dell’amico Felice Borel.

martedì 17 gennaio 2017

Lelio ANTONIOTTI

Formatosi nello Sparta di Novara – ricorda Caminiti – aveva esordito in A nella Pro Patria di Busto Arsizio (1946-47), segnando e facendo segnare. Con leggiadre cadenze, quasi resuscitava il proverbiale Sindelar. Con un colpo di tosse e uno sbotto di sangue Lelio interrompeva una partita ed entrava in ospedale. Aveva sofferto la fame ragazzino e non erano bastati entusiasmi e bistecche della pace a rassodarne il fisico. Tornato a giocare si trasformava lentamente in un rifinitore (Lazio 1951-52), con cadenze eleganti, molto riflessive, un adattamento alle svolte tattiche suggerite nel Torino da Annibale Frossi (1953-54), spesso di strenua intelligenza pratica. Nella Juve di Sandro Puppo il sognatore (1955-57), avrebbe dovuto far da balia ai Puppanti del vivaio, realizzò due goal, era una Juventus abbandonata da Gianni Agnelli in un mare di guai, appena colpita nel grande cuore di Giampiero Combi, diretta da un trio di esperti: dottor Nino Cravetto, dottor Marcello Giustiniani, avvocato Enrico Craveri, i quali, in realtà, più che esperienza del ruolo avevano nobiltà juventina. Fallivano le impostazioni tecnico-teoriche di Sandro Puppo, anche lo svedesino Kurt Hamrin non si ambientava, in quel torneo 1956-57 i Viola, Corradi, Garzena, Emoli, Nay, Oppezzo, Hamrin, Conti, Antoniotti, Colombo, Stivanello, con altri come Aggradi, Donino, Romano, Stacchini, Caroli, Bartolini, Dell’Omodarme, Voltolina, riuscirono a toccare il fondo dell’umiliazione per la raffinata direzione, con il piazzamento finale a trentatré punti, cioè in zona retrocessione (la Triestina retrocedeva con ventinove punti). Bisognava riprendere quota. L’avvocato Gianni decideva per il fratello Umberto. Dal Galles arrivava quel gigante di Charles e dall’Argentina un cabezón di nome Sivori.

lunedì 16 gennaio 2017

Nicklas BENDTNER

Protagonista sfortunato della sua stagione juventina, Nicklas arriva a Torino il 31 agosto 2012, ultimo giorno di mercato, proveniente dall’Arsenal con la formula del prestito con diritto di riscatto. Il danese debutta con la maglia numero diciassette, quella di David Trézéguet, il 22 settembre 2013, subentrando a Fabio Quagliarella nella vittoria casalinga contro il Chievo per 2-0. Parte quasi sempre dalla panchina, eccezion fatta per la sfida di Catania (nella quale propizia il goal partita di Vidal) e nella partita successiva contro il Bologna, senza mai trovare la via della rete. Il 12 dicembre, nella sfida dei quarti di finale di Coppa Italia contro il Cagliari si procura uno strappo a una coscia che lo costringe a una lunga pausa.

domenica 15 gennaio 2017

FIORENTINA - JUVENTUS

24 gennaio 1971, Stadio Comunale di Firenze
FIORENTINA – JUVENTUS 1-2
FIORENTINA: Bandoni; Galdiolo e Longoni; Brizi (dal 45’ D’Alessi), Ferrante e Berni; Ghiandi, Esposito, Mariani, De Sisti e Chiarugi. In panchina: Superchi. Allenatore: Pesaola
JUVENTUS: Tancredi; Spinosi e Furino; Cuccureddu, Morini e Salvadore; Haller, Causio, Anastasi, Capello e Bettega. In panchina: Ferioli e Novellini. Allenatore: Picchi
ARBITRO: Toselli di Cormons
MARCATORI: Ferrante al 22’, Bettega al 36’, Causio su rigore al 49’

sabato 14 gennaio 2017

Alberto BERTUCCELLI

Nasce a Viareggio (Lucca) il 14 gennaio 1924. Cresciuto nella Lucchese, nell’estate del 1949 sembra debba finire al Torino, che sta faticosamente ricostruendo la squadra scomparsa a Superga: un infortunio determina però un raffreddamento nelle trattative fra rossoneri e granata, e il forte difensore approda così alla squadra bianconera. Bertuccelli è un terzino molto grintoso; la sua velocità e il suo scatto, uniti a un tocco di palla raffinato e a un impeccabile anticipo, lo fanno diventare un ottimo terzino “sistemista”, abile non solo nell’interdizione ma anche nella costruzione del gioco. Alberto è uno dei primi terzini fluidificanti del nostro calcio e le due reti segnate nella massima divisione, (una nel derby contro il Torino), in un’epoca dove i terzini difficilmente superavano la metà campo, ne sono la riprova.

venerdì 13 gennaio 2017

Domenico MAGGIORA

Domenico Maggiora – si legge su “Hurrà Juventus” del gennaio 2005 – ha sempre e soltanto guidato le giovanili bianconere dal 1988 in avanti, quando ha portato a termine una prestigiosa carriera che lo ha visto prima esordire (e segnare) in Coppa Italia con la Juventus, poi a Varese, quindi per sei stagioni a Roma (dove ha ripetutamente indossato la fascia di capitano) e, infine, con le maglie di Sampdoria, Cagliari e Catania. Il cuore, però, è sempre rimasto a Torino.

giovedì 12 gennaio 2017

Pablo Daniel OSVALDO

11 maggio 2014: si sta giocando un inutile Roma-Juventus, in quanto la compagine bianconera ha già in bacheca il terzo scudetto consecutivo. È il novantaquattresimo minuto e la partita sta per terminare con un poco esaltante 0-0. La palla è fra i piedi di Pogba che la smista sulla destra, verso Lichtsteiner. Lo svizzero entra in area e crossa rasoterra, il pallone arriva al centravanti juventino che non ci pensa due volte e scaraventa il pallone in rete. Il match termina in quell’istante e sancisce la vittoria bianconera.

mercoledì 11 gennaio 2017

Attilio LOMBARDO

Arriva a Torino nell’estate del 1995, dopo aver trascorso nella Sampdoria una parte importante della sua carriera; sei stagioni, dopo essere approdato a Genova dalla Cremonese; in pratica, lo stesso tragitto percorso da Vialli, il quale, come Attilio, si è prima imposto all’attenzione con i blucerchiati di Mantovani ed ha poi salutato il mare e il sole della Liguria, per tuffarsi in una nuova esperienza a Torino. Cammini paralleli, dunque, che si ricongiungono sotto la Mole Antonelliana. «È stupendo giocare nuovamente con Luca – dice il giorno della presentazione in bianconero – perché è un amico e perché, con la sua personalità, aiuta tutta la squadra. In passato, hanno provato a metterci l’uno contro l’altro con una polemica sulla Nazionale e sulla sua esclusione, ma non ci sono riusciti; io e Luca ci siamo spiegati e tutto si è sistemato».

martedì 10 gennaio 2017

Adrian MUTU

Rumeno di Călinești, classe 1979, cresciuto nell’Argeș Pitești, poi alla Dinamo Bucarest, arriva in Italia a vent’anni, nel 1999, acquistato dall’Inter, in cerca di talenti da far sbocciare. Dopo quattordici partite e qualche goal, inizia un lungo viaggio che lo porta a prima a Verona e poi a Parma. «L’Inter era una squadra con tanti campioni. Il primo giorno che sono arrivato nello spogliatoio ero seduto vicino a Vieri. Poi c’erano Baggio, Ronaldo, Zamorano, Blanc, Zanetti, Panucci. Pensavo che non avrei mai giocato. Non avevo pazienza, volevo mettermi subito alla prova. Una volta, in allenamento, Lippi mi prese per l’orecchio e mi disse: “Ragazzino, sei giovane, non bruciare le tappe, perché avrai il tuo spazio!” Mancavano quattordici partite alla fine del campionato e ne giocai sei da titolare, ma c’era tanta pressione.

lunedì 9 gennaio 2017

Daniele FORTUNATO

Classe 1963, arriva alla Juventus nell’estate del 1989, proveniente dall’Atalanta; è un vero jolly, capace tanto di giocare a centrocampo quanto in difesa. Ha un unico vero limite, una lentezza davvero esasperante. Daniele si arrabbia quando glielo fanno notare: «Non capisco questa critica, sinceramente. Non sarò velocissimo, però non ricordo un avversario che mi sia andato via in velocità, né a centrocampo, né in difesa. Credo di avere tempismo e senso della posizione. Ma la verità è che le critiche mi piovono addosso solo quando perdiamo. Se si vince, nessuno si accorge se sono lento o meno. Comunque, se proprio bisogna trovare un difetto al sottoscritto, va bene la lentezza, tanto più che un fulmine di guerra comunque non sono mai stato».

domenica 8 gennaio 2017

JUVENTUS - BOLOGNA

18 ottobre 1964 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-BOLOGNA 1-0
JUVENTUS: Anzolin; Gori e Sarti; Bercelllino, Castano e Leoncini; Stacchini Da Costa, Combin, Del Sol e Menichelli. Allenatore: Heriberto Herrera.
BOLOGNA: Negri; Furlanis e Pavinato; Muccini, Janich e Fogli; Perani, Bulgarelli, Bui, Haller e Pascutti. Allenatore: Bernardini.
Arbitro: Francescon di Padova.
Marcatore: Bercellino al 22’.

sabato 7 gennaio 2017

Marco STORARI

Pisano doc (essendo nato nella città della torre pendente il 7 gennaio 1977), cresce nel Ladispoli per poi trasferirsi al Perugia nel 1995. Dal capoluogo umbro parte un lungo girovagare che attraversa tutta Italia, con una puntatina anche nella penisola iberica, più precisamente nella squadra del Levante: resterà in Spagna solamente sei mesi, causa i problemi economici della società. Questo l’elenco delle città “visitate” dal buon Marco: Montevarchi, Ancona, Napoli, Messina, Milano (sponda Milan, con il quale vince la Champions League), Levante, Cagliari, Firenze, Milano (ancora il Milan), Genova (sponda blucerchiata). Le grandi parate con la maglia della Sampdoria, gli permettono di arrivare alla Juventus, nel giugno del 2010, che ha il problema di sostituire l’infortunato Buffon. L’esordio in maglia bianconera avviene il 29 luglio 2010, in Irlanda contro lo Shamrock Rovers, nella partita valida per il terzo turno preliminare di Europa League, vinta per 2-0 dalla Juventus.

venerdì 6 gennaio 2017

Pasquale VIVOLO

Il campionato, alla fine degli anni Quaranta, assomiglia parecchio a una grande Legione Straniera e anche i campioni nostrani più genuini, faticano ad affermarsi: uno di questi è Pasquale Vivolo da Brusciano, provincia di Napoli, La Cremonese ha fiducia in questo ragazzo di tecnicamente molto dotato, poco più che ventenne, e nel 1948 gli dà spazio. Alla Juventus lo tengono subito d’occhio e, nell’estate del 1949, il ragazzo sbarca a Torino con prospettive, a dire il vero, non esaltanti: davanti a lui ci sono autentici campioni come Præst, Hansen, Boniperti e Muccinelli, e non è facile farsi largo. Ma Vivolo ha un carattere d’oro e un talento purissimo: si fa voler bene e sa tenersi pronto ogni volta che il mister lo chiama. Così, da attaccante esterno o più spesso da centravanti puro, colleziona dieci presenze e una rete nell’anno del debutto, che è anche quello del ritorno dello scudetto, dopo la bellezza di quindici anni.

giovedì 5 gennaio 2017

Paul Arnold WALTY


Half-back destro, cioè terzino, è una specie di personaggio salgariano, con baffi spropositatamente lunghi; impiegato di bella presenza nella vita di tutti i giorni, è una colonna della squadra Campione d’Italia del 1905.
«Walty – scrive “La Stampa Sportiva” – il ventriloquo della squadra, gode pure nel pubblico di molte simpatie, per la sua tenacia, per la sua abilità e per il suo aureo silenzio nella partita. Ha il solo torto di avere i baffi già un po’ lunghi e ciò, se gli attira una tacita e rispettosa ammirazione, gli nega l’entusiasmo irrompente». 

mercoledì 4 gennaio 2017

Luigi FORLANO


«Bomber ante litteram – ricorda Renato Tavella – si esibisce nella primissima squadra che si cimenta al Valentino. Forte e irruente come un toro, è insostituibile avanti della squadra vincitrice il primo scudetto 1905. Irresistibile quando è in giornata. Generoso sempre. Nel corso della Grande Guerra parte all’assalto alla testa dei suoi bersaglieri e di lui non si sa più nulla».

VLADIMIRO CAMINITI
«Ricordo i primi compagni: i fratelli Canfari sempre allegri. Enrico fu il primo presidente, Luigi Forlano, il centravanti, un macigno, giocava con la lingua e con i muscoli, quando era in vena lui si vinceva sempre, quando non era in vena dipendeva dal fatto che non aveva potuto dormire. Il fratello non ammetteva di dovergli dare anche i soldi per il football, e il sabato sera non gli apriva la porta di casa. Luigi dormiva sulle scale, prendeva l’umidità della notte, ci toccava andare all’alba a massaggiarlo per ore finche era ben sveglio. Ce ne accorgevamo quando apriva gli occhi e si strizzava i baffetti. Dovevamo massaggiarlo per bene, quel furbone. Poi gli davamo da mangiare e finalmente era pronto per partire con noi. Anche Luigi Forlano è morto in guerra come Enrico Canfari».

martedì 3 gennaio 2017

Giacomo NERI

Il primo romagnolo della storia juventina è un faentino nato a Capodanno del 1916, nel pieno della Grande Guerra. Si chiama Giacomo Neri, è cresciuto nei Ferrovieri Rimini ed è diventato qualcuno, scollinando l’Appennino per approdare al Livorno. Di qui, nel 1936, il passaggio alla Juventus, che potrebbe essere la svolta di una vita, oltre che di una carriera.
Ma non è semplice sfondare, a vent’anni, in una squadra che cambia pelle e non vorrebbe cambiare gli obiettivi massimi. Neri è un comprimario e le cose, pur non andando male, non vanno benissimo. Quel campionato 1936-37 è, per lui, all’insegna del grigiore; dodici presenze e una sola rete, anche per un ragazzo ventenne, non sono il viatico per una riconferma.
Così, Neri riprende le valigie e viaggia nuovamente alla volta del Livorno e poi del Genoa, dove si afferma fino a conquistare la maglia della Nazionale, con la quale totalizza tre presenze e una rete.