lunedì 29 agosto 2016

Carlo BIGATTO

La Juventus, nel suo cammino secolare, ha sempre contato su questi uomini, leader non solo in campo, che hanno unito anni e anni di gesta sportive. Senza scomodare Boniperti, si pensi all’importanza dei Combi, dei Furino, degli Scirea, dei Del Piero, tanto per citarne qualcuno. Nella oramai lontana età dei pionieri merita senza dubbio il titolo di uomo bandiera Carlo Bigatto. Lo ricordano gli anziani e lo testimoniano le foto sbiadite dell’epoca, nel suo caratteristico abbigliamento con un caschetto bianconero di tela a proteggergli i capelli, un copricapo curioso con due alette che scendevano fino alle orecchie. Tutto ciò, assieme a due baffoni gagliardi, gli dava un aspetto truce che in campo poteva andar bene per mettere timore agli avversari, ma che non era nella realtà lo specchio di quest’uomo integerrimo, onesto, leale.

domenica 28 agosto 2016

Matteo BRIGHI

Nasce a Rimini, il 14 febbraio 1981, secondo di quattro fratelli, tutti calciatori. Come tanti calciatori in erba, muove i primi passi in oratorio: «Mega ammucchiate sul pallone – ricorda – chi lo prendeva, provava a tirare dritto fino in porta. Però, così, si impara tanto!». E, infatti, Matteo, a quattordici anni, approda al Rimini, in Serie C2. Nessuna presenza nella prima stagione, la 1997-98, ma le soddisfazioni cominciano ad arrivare l’anno dopo, nel quale Matteo colleziona dieci presenze e due reti in campionato.
Nell’estate del 1999, è acquistato dalla Juventus, che crede tantissimo in lui; l’idea della società bianconera è quella di farlo giocare con la squadra Primavera, prima di farlo approdare alla prima squadra. Inaspettatamente, Matteo rifiuta il trasferimento. «Sono troppo giovane per una grande squadra. E poi voglio prima prendere il diploma».

Michele PADOVANO

«Ha dinamite nelle gambe – scrive di lui Renato Tavella – e cervello fino. Intuisce, scatta, sa smarcarsi. Tira e segna. Poi ha dalla sua un’altra molla decisiva che lo agita al meglio: il desiderio di imporsi, di non lasciarsi sfuggire la grande occasione arrivata. Giocare nella Juve, un una grande squadra, dopo una carriera dura e sempre combattuta nei ranghi di società minori. Onore al merito, quindi, alla valorosa grinta di Padovano, torinese cresciuto al calcio nel Barcanova, una delle più gloriose società dilettantistiche piemontesi. L’uomo è temprato e conosce il senso della fatica e dell’impegno. Niente di meglio per Lippi, sempre alla caccia, dentro l’animo dei suoi giocatori, di motivazioni forti e nuove».

sabato 27 agosto 2016

LAZIO - JUVENTUS

28 novembre 1965 – Stadio Olimpico di Roma
LAZIO–JUVENTUS 0-1
Lazio: Cei; Zanetti e Vitali; Cerosi, Pagni e Dotti; Mari, Bartù, D’Amato, Governato e Ciccolo. Allenatore: Mannocci.
Juventus: Anzolin; Gori e Leoncini; Bercellino, Castano e Salvadore; Dell’Omodarme, Mazzia, Da Costa, Cinesinho e Menichelli. Allenatore: Heriberto Herrera.
Arbitro: Lo Bello di Siracusa.
Marcatore: Da Costa al 28’.

Unica squadra imbattuta del torneo (quattro vittorie e sei pareggi), la Juventus scende all’Olimpico per affrontare la Lazio. La accompagna una tradizione favorevole, ma la squadra di Heriberto Herrera si presenta rimaneggiata. Mancano due pedine fondamentali, entrambe infortunate, quali il centrocampista spagnolo Luis Del Sol, vero motore della squadra, e l’atteso centroavanti Vincenzo Traspedini, acquistato durante l’estate dal Varese, che all’esordio in campionato con la maglia bianconera aveva firmato la rete della vittoria sul Foggia.

venerdì 26 agosto 2016

Alessandro DAL CANTO

La sua carriera professionistica inizia nelle file della Juventus dove, nelle stagioni 1992-93 e 1993-94, disputa tre partite in Serie A esordendo il 14 marzo 1993 in Brescia-Juventus 2-0. Le prospettive sembrano buone ma, nell’estate del 1994, la Juventus lo lascia partire. Inizia quindi un lungo peregrinare in lungo e in largo per la penisola.

La prima volta che incontrammo Alessandro Dal Canto – racconta Maurizio Tarnavasio su “Hurrà Juventus” del maggio 1993 – fu poco più di due anni fa, in occasione di un Piacenza-Juventus del campionato Allievi svoltosi in una fredda e nebbiosa domenica mattina tipicamente padana. A quell’epoca il non ancora sedicenne ragazzo della provincia di Treviso veniva schierato come terzino sinistro.

Alessandro MATRI

Il tifoso bianconero fa la conoscenza di Alessandro il 26 settembre 2010: la Juventus di Gigi Delneri affronta il Cagliari di questo centravanti che tanto sta facendo bene nell’isola. Per la verità, gli occhi del supporter juventino sono tutti per Milos Krasić che sta incantando sotto la Mole. Ed è proprio il serbo, con una fantastica tripletta, a regalare la vittoria alla Vecchia Signora: risultato finale 4-2 e le due reti dei cagliaritani sono firmati proprio da Alessandro Matri.
Gennaio 2011: la Juventus è alla ricerca di un attaccante, avendo perso Quagliarella per un grave infortunio. La dirigenza pensa subito a questo ragazzone milanese che tanto aveva impressionato in quella partita all’Olimpico. Ale diventa così bianconero ed esordisce con la nuova casacca numero trentadue a Palermo: Juve sconfitta per 1-2 e poche cose positive da segnalare.

giovedì 25 agosto 2016

Luigi SARTOR

Nasce a Treviso, il 30 gennaio 1975. Cresciuto nelle giovanili del Padova, passa alla primavera della Juventus, con cui debutta in Serie A il 6 dicembre 1992 contro la Fiorentina. È una partita sfortunata per Gigi che realizza un’autorete. Disputa inoltre il 30 settembre 1992, una partita di Coppa Uefa, contro l’Anorthtosis (vittoria per 4-0), che lo fa diventare il più giovane esordiente della Juventus nelle Coppe europee. Nell’estate successiva è ceduto alla Reggiana.

Negli ultimi venticinque campionati – scrive Maurizio Tarnavasio su “Hurrà Juventus” del novembre 1992 – soltanto un certo Renato Buso (che, seppur non ancora ventitreenne, ha già alle spalle ben sette stagioni nella massima serie) è entrato a far parte della rosa bianconera di prima squadra in età così verde.

Flavio EMOLI

Nato a Torino il 23 agosto 1934. Cresciuto nella società. Un campionato in prestito al Genoa e rientra alla Juventus per la stagione 1954-55, dove è subito titolare.
Laterale di carattere indomabile e di ottima tecnica è il comprimario ideale dell’argentino Sivori per il quale si sacrifica in rincorse asfissianti. Compie un lavoro ordinato e preciso, fatto in funzione delle esigenze della squadra. Emoli sa conquistare il pallone con forza ed ha l’intelligenza di batterla in avanti, con immediatezza, al compagno meglio smarcato. Raramente i suoi disimpegni hanno messo in difficoltà la squadra, perché le sue avanzate erano fatte a ragion veduta, senza eccessivi sbilanciamenti in avanti, senza rompere l’equilibrio tra attacco e difesa.

mercoledì 24 agosto 2016

Luigi SIMONI

Nasce a Crevalcore, in provincia di Bologna, il 22 gennaio 1939.
La Juventus vorrebbe Luigi Meroni, ma la forte protesta dei tifosi del Torino, spinge l’avvocato Agnelli a rinunciare al beat granata e a ripiegare su Simoni, altro granata e sempre Gigi di nome. Simoni è lineare e pulito, piacevole, ma di poca incisività. Rimane alla Juventus solamente nella stagione 1967-68, collezionando tredici presenze (undici in campionato e due in Coppa Campioni).
Nell’estate del 1968 viene ceduto al Brescia. Dopo aver giocato anche nel Genoa, intraprende la carriera di allenatore.

Fabio PECCHIA

Nasce a Formia, in provincia di Latina, il 24 agosto 1973; dopo due ottime stagioni all’Avellino, è ceduto, nell’estate del 1993, al Napoli dove disputa quattro stagioni ad altissimo livello, tanto da guadagnarsi le attenzioni della Juventus. Lippi, che ha avuto Fabio a Napoli, ritiene che sia un giocatore fondamentale per far rifiatare Zidane e, così, Pecchia approda in riva al Po, nell’estate del 1997. Purtroppo per lui, però, la stagione non è fortunata: Zizou è in pratica sempre presente in campo e la società bianconera acquista Edgar Davids, chiudendo, in sostanza, le porte del campo all’ex giocatore del Napoli. Pecchia scende in campo solamente trentasette volte, ma ha la fortuna e la bravura di realizzare un goal a Empoli, che risulterà fondamentale per la conquista dello scudetto. Al termine di quella stagione, è ceduto alla Sampdoria e inizia un lungo girovagare per l’Italia: Torino, Napoli, Bologna, Como, ancora Bologna, Siena e di nuovo nel capoluogo emiliano, sempre disputando campionati da protagonista.

martedì 23 agosto 2016

Gianluca LUPPI

Un bolognese atipico, come tutti (o quasi) quelli che l’anagrafe ha fatto nascere a Crevalcore. Gianluca Luppi è riservato, riflessivo, attento a non giocare troppo con le parole. Un freddo? Lui dice di no. Piuttosto un concreto, dietro l’apparente velo della timidezza. Ricorda, in questo, Gigi Simoni, pure lui di Crevalcore, persona di stile, educato, tranquillo e, tuttavia, maledettamente determinato, capace di centrare per ben cinque volte l’obiettivo promozione, con Brescia, Genoa e Pisa.
«Di promozione – dice Gianluca il giorno della sua presentazione in bianconero – ne ho centrata una pure io, importantissima, quella che ha cambiato il corso della mia carriera. Salendo in Serie A con il Bologna ho realizzato un sogno, però non mi sono fermato a contemplarlo. Ho preso a inseguirne di nuovi. Se sono arrivato alla Juventus, il merito è anche del mio carattere. Non mi accontento mai, cerco sempre gli stimoli giusti. E gli stimoli, qui alla Juventus, non mi mancano di certo».

Giuseppe MEAZZA

Cannoniere di purissima razza, molto dotato tecnicamente, è uno dei giocatori più completi della ricca storia del nostro calcio. Soprannominato Balilla, è l’inventore del famoso goal a invito: tarda il tiro, lascia la prima mossa al portiere e lo infila freddamente sull’uscita. Meazza, è tre volte capocannoniere del campionato (nel 1930 con trentuno goal, nel 1936 con venticinque e nel 1938 con venti) e al termine dell’attività i suoi bersagli sono 267 che lo collocano sui gradini più alti dei cannonieri della Serie A. Proprio a Meazza è legato il periodo più aureo della storia della Nazionale della quale è a lungo l’autentico fiore all’occhiello. Dal 1930 al 1939 in azzurro gioca cinquantatré partite e realizza trentatré reti che fino all’avvento di Gigi Riva ne fanno il bomber assoluto. Con la Nazionale si assicura la Coppa Internazionale nel 1930, il titolo mondiale nel 1934, nuovamente la Coppa Internazionale nel 1935 e ancora il Mondiale francese del 1938. Nel 1940, dopo quasi un anno di lontananza dai campi di gioco per un intervento chirurgico (causato da un’insufficiente circolazione sanguigna verso gli arti inferiori), approda al Milan dal quale si separa dopo un paio di stagioni per accasarsi alla Juventus.

lunedì 22 agosto 2016

Luciano MIANI

Da Chieti, classe 1956, è una promessa del vivaio bianconero a metà degli anni Settanta. Difensore di grinta, all’occorrenza libero di buona disposizione tattica, è chiamato in prima squadra da Trapattoni sul finire della stagione 1977-78 e utilizzato per cinque volte in Coppa Italia, in una stagione che porta in casa bianconera il diciottesimo scudetto.
«Libero di vent’anni – scrive Gianni Giacone, su "Hurrà Juventus" dell’ottobre 1976 – arriva alla Juve di Trapattoni e si ritrova immediatamente nelle condizioni ideali per esprimere le proprie doti. Nelle partitelle di preparazione, la sua tecnica e la grinta non comune lo mettono in mostra. Insomma, il Trap si accorge che dietro Scirea c’è un tipo che all’occorrenza può benissimo essere buttato nella mischia. Un libero che lascia intravedere le qualità di predecessori illustri, che in maglia bianconera hanno nobilitato il ruolo con araldica compostezza e risorgimentale impegno. Miani ricorda nello stile Salvadore, e vi preghiamo di non storcere il naso: il paragone non è irriverente. La grinta di Bill, il suo incontrismo esemplare, si ritrovano pari pari in questo talento ventenne tornato in bianconero dopo una lucente parentesi in provincia. Il suo ritorno alla Juve dopo un anno di corroborante rodaggio tra i semiprò, potrà anche non coincidere con un’immediata esplosione. Ci vuole fortuna e un concorso di circostanze. A volte non basta essere bravi. Ma sicuramente di Miani risentiremo parlare. Il piglio c’è. Si farà strada».

Roberto MONTORSI

Autentica meteora nel cielo bianconero, Montorsi veste la maglia della Juventus solamente per quattro volte: una in campionato, una in Coppa Italia e due in Coppa Uefa.
«Mi prese la Juventus di Allodi – racconta – avevo diciannove anni, ero nello spogliatoio che avevo sognato. Ma non stavo bene: mi mancava l’affetto paterno che Giagnoni aveva per me a Mantova, ero spaesato e non c’era più chi placava i miei pensieri, metteva ordine alla mia timidezza. Mister Armando Picchi mi chiamava il Dottorino, ero la riserva di Haller e avrei dovuto godermi la vita ma sentivo il bisogno di aiutare il mio prossimo. Il calcio non faceva per me, con la preghiera e l’aiuto al prossimo che amo come me stesso sono realizzato».

domenica 21 agosto 2016

Domenico DONNA

«È il piccoletto della compagnia – afferma Renato Tavella – muove nervoso gli occhi scuri e profondi su di un volto di furetto, senza mai stancarsi di dire la sua, arguta e sferzante. Rapido e scaltro gioca da avanti ed è titolare nell’undici titolare campione d’Italia del 1905. Abbandona l’attività agonistica nel 1910. Oramai avvocato di grido, seguita a diffondere l’idea Juventus fino all’ultimo giorno di vita. Cantastorie dei primi tempi, a lui e a Varetti si devono le pagine di “Sport”, bollettino che veniva inviato ai soci agli inizi del Novecento».
Con Domenico Donna, il mestiere dell’ala pionieristica comincia a prendere dei contorni precisi. Domenico è il giocatore che rappresenta meglio lo spirito della Juventus del primo scudetto. Sul baffo a manubrio di questo signore piccoletto e pazzerellone, si potrebbe scrivere la storia dei primordi bianconeri.

Massimo PILONI

Cresciuto nel settore giovanile bianconero, dove si fa valere anche grazie a un fisico da corazziere, Massimo Piloni da Ancona, classe 1948, detto Pilade, si fa le ossa nella Casertana in B. Nella stagione 1970-71, ritorna alla Juventus che, con gli innesti di Bettega, Causio, Spinosi, Capello, Landini e altri giovani di belle promesse, si prepara ai trionfi. Piloni è l’alternativa al titolare Tancredi e trova spesso spazio, in una stagione che vede i bianconeri battersi ad alto livello sia in campionato sia in Europa. Proprio in Coppa delle Fiere, a Colonia, nella semifinale di andata, Piloni gioca una partita indimenticabile che lo consegna di filato alla simpatia dei tifosi. «Sui giornali scrissero, addirittura, che con le mie parate avevo contribuito, in modo decisivo, alla qualificazione della Juventus. Purtroppo, non ho avuto la fortuna di sfruttare a lungo l’improvvisa popolarità; alla finale, contro il Leeds, è legato l’episodio più infelice, il ricordo più triste in assoluto della mia carriera.

sabato 20 agosto 2016

JUVENTUS - FIORENTINA

12 febbraio 1966 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS–FIORENTINA 4-1
Juventus: Anzolin; Gori e Leoncini; Bercellino, Castano e Sarti; Zigoni, Del Sol, Depaoli, Cinesinho e Menichelli. Allenatore Heriberto Herrera.
Fiorentina: Boranga (Albertosi dal 55’); Diomedi e Vitali; Bertini, Ferrante e Pirovano; Hamrin, Merlo, Brugnera, De Sisti e Chiarugi. Allenatore: Chiappella
Arbitro: Pieroni
Marcatori: Del Sol al 7’, Menichelli al 34’, Depaoli al 54’, Bertini all’80’, Menichelli al 90’