lunedì 5 dicembre 2016

Marcelo Danubio ZALAYETA

Novembre 1997: dal Peňarol alla Juventus il passo è immenso se a compierlo è un ragazzino di diciannove anni. Marcelo Zalayeta, attaccante dal fisico impressionante, sbarca a Torino insieme al suo connazionale Pellegrin e, mentre annusa l’aria dello spogliatoio della prima squadra, trova presto modo di dare una mano alla squadra Primavera. Debutta, in effetti, al Torneo di Viareggio e stupisce tutti per il tocco felpato e il passo apparentemente lento, ma imperioso e inarrestabile: «I primi mesi sono stati terribili, mi hanno aiutato tantissimo i miei connazionali, Fonseca e Montero a superare quei momenti; anche gli altri miei compagni, con i quali ho subito legato, mi hanno accolto molto bene. Poi, ho cominciato a imparare l’italiano, ho fatto qualche conoscenza e mi sono ambientato in fretta».

domenica 4 dicembre 2016

Giovanni GIACONE

È stato il primo portiere della Juventus che abbia vestito la maglia della Nazionale. Nato e cresciuto nelle squadre giovanili torinesi, salì rapidamente alla ribalta del calcio italiano. Giacone non aveva ancora diciotto anni quando ebbe l’onore di esordire nella prima squadra dell’Unione Sportiva Torinese, per poi passare al Pastore, squadra che a quell’epoca era di primo rango. Fu proprio in un memorabile incontro disputato a Bologna fra la gloriosa squadra rossoblu dei fratelli Badini e il Pastore, che il portiere fu notato dai dirigenti juventini, che lo fecero diventare un giocatore bianconero. Il necessario apprendistato alla Juventus durò pochissimo, poiché Giacone aveva tutti i numeri per far carriera e si conquistò il posto di titolare molto presto. Il suo debutto ufficiale in maglia bianconera avvenne nella stagione 1919-20, il primo campionato nazionale all’indomani della Grande Guerra e che sarebbe stato vinto dall’Internazionale, dopo una lunga lotta contro la Juventus, che si dimostrò la più degna rivale della compagine milanese.

sabato 3 dicembre 2016

JUVENTUS - ATALANTA

2 febbraio 1969 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-ATALANTA 1-0
Juventus: Sarti; Pasetti e Leoncini; Salvadore, Castano e Del Sol; Favalli, Benetti, Anastasi, Haller e Zigoni. In panchina: Anzolin e Roveta. Allenatore: Heriberto Herrera
Atalanta: De Rossi; Poppi e Dordoni; Tiberi, Dotti e Bertuolo; Nastasio, Lazzotti, Clerici, Dell’Angelo e Incerti. In panchina: Cometti e Novellini. Allenatore: Angeleri, squalificato. In panchina Ceresoli
Arbitro: Di Tonno di Lecce.
Marcatore: Haller al 75’.

venerdì 2 dicembre 2016

Raimundo ORSI

Alle Olimpiadi di Amsterdam, 1928, l’Argentina era arrivata seconda dietro l’Uruguay. La Stella di Amsterdam era stata l’ala sinistra della Nazionale del Plata: tutti dicevano che quell’Orsi era un uomo prodigioso e la Juventus decise di assicurarselo. I giornali di allora non pubblicavano fotografie; non esisteva la televisione, perciò vi era grande attesa (non soltanto a Torino) di vedere in carne e ossa quel fenomeno. Lo si immaginava un tipo grande e grosso, pieno di muscoli, con una grinta feroce; invece, quando arrivò con il piroscafo a Genova, si vide che era tutto il contrario, con grande sbalordimento degli juventini, che si credettero presi in giro. Raimundo, Mumo come fu subito chiamato, era piccolino, magro e stretto di spalle, con una vita da sartina, un naso a becco che non finiva più, i capelli lucidi di brillantina con la riga da una parte e due occhi da furetto. Per di più portava un soprabito troppo corto e strettissimo, che, aveva rubato a un fratello minore.

giovedì 1 dicembre 2016

Salvatore SCHILLACI

Nasce a Palermo il primo dicembre del 1964 da una famiglia povera. Il calcio è la sua passione e dopo un campionato nella categoria Dilettanti, approda al Messina, dove gioca dal 1982 al 1989 segnando un’infinità di goal. La Juventus lo nota e lo acquista nel 1989 insieme con un altro attaccante semisconosciuto, Pierluigi Casiraghi, e lo fa esordire in Serie A il 27 agosto 1989. Da quel momento inizia la favola di Totò, che realizza il sogno da bambino, giocando nella squadra per la quale ha sempre fatto il tifo. Il primo anno con Casiraghi e Rui Barros fa faville, vincendo una Coppa Uefa e una Coppa Italia, facendolo entrare nel cuore dei tifosi che lo accostano a un altro idolo, Pietro Anastasi, anch’esso siciliano, anch’esso esploso in provincia.

mercoledì 30 novembre 2016

Ernesto TOMASI

Nato a Ventimiglia, in provincia di Imperia, il 30 novembre 1906, fu prelevato della Roma, dopo aver disputato anche una stagione nell’Olympique Nizza. Tomasi, giocatore juventino per tre stagioni, dal 1937 al 1940, fu un interno di regia molto abile nella costruzione del gioco e nell’ultimo passaggio.
Militò in bianconero negli anni successivi al quinquennio aureo e si fece apprezzare non solo per le sue doti tecniche, ma anche per la squisita bontà del suo tratto umano. Quella dell’epoca di Tomasi era una Juventus decisamente forte, contando su una formazione tipo comprendente: Bodoira; Foni e Rava; Varglien I, Monti e Varglien II; Bellini, Borel II, Gabetto, Tomasi e Defilippis, con Depetrini, Borel I Amoretti, Santià e Bergonzini come validi rincalzi.
Il biondo, e quasi pelato, Tomasi giocò ottantasei partite in maglia bianconera, realizzando quindici goal, contribuendo alla vittoria della Coppa Italia del 1938.

martedì 29 novembre 2016

Sandro SALVADORE

Detto Old Billy, fece parte del poker dei magnifici “Classe 1939” della Juventus, quattro giocatori che rimarranno sempre nella storia bianconera, per come si sono battuti, per quanto hanno vinto: Castano, Leoncini, Haller e appunto Old Billy. Questo soprannome proviene dalla grande ammirazione per Billy Wright, mitico centromediano dell’Inghilterra che sconfisse 4-0 l’Italia di Valentino Mazzola allo stadio Comunale di Torino, il 16 maggio 1948. Billy fu adottato come nome di battaglia da Salvadore: «Potenza del nome, suonava bene, e poi apparteneva a un gran regista difensivo, un pilastro dell’Inghilterra dei maestri». Nato a Niguarda, nel milanese, scoprì il pallone all’oratorio della sua parrocchia, come tutti i bambini dell’epoca. Poi fu scoperto dai tecnici delle giovanili del Milan e in maglia rossonera bruciò tutte le tappe: vinse due Torneo di Viareggio e a diciotto anni debuttò in Serie A, laureandosi Campione d’Italia nel 1959; nel 1960 disputò le Olimpiadi a Roma con la Nazionale e, due anni dopo, centrò il suo secondo scudetto, sempre con i rossoneri.

lunedì 28 novembre 2016

Fabio GROSSO

Nasce a Roma, il 28 novembre 1977 e tira i primi calci nel campionato di Eccellenza con la maglia della Renato Curi, squadra di Città Sant’Angelo: «Il mio percorso è stato un po’ atipico, ho viaggiato in quasi tutte le categorie e la mia carriera ha avuto diversi passaggi. È un’esperienza che mi è servita molto e ha contribuito a farmi trovare pronto quando sono stato chiamato in Nazionale. Tutte le esperienze sono state utili, dai Dilettanti in poi, nessuna esclusa. Ho giocato nei Dilettanti e dentro di me è rimasto tantissimo di quei giorni. Anzi, sono state quelle le esperienze che mi hanno arricchito di più: ho trovato tantissima umanità e piacere nel militare in un calcio lontano dal professionismo. Ho creato qui le basi per affrontare con una certa tranquillità tutto quello che è venuto dopo. Non avevo campioni ai quali ispirarmi. Ammiravo il bel calcio e basta, non c’era un nome su tutti».

Alessandro ALTOBELLI

Nasce a Sonnino, in provincia di Latina, il 28 novembre 1955. Soprannominato Spillo per il suo fisico esile e gracilino, con il passare degli anni diventa uno dei più forti attaccanti italiani; è un centravanti completo, forte di testa, buona tecnica, molto rapido e abile sia negli spazi brevi sia in acrobazia. Cresce nel Brescia e con le “Rondinelle” debutta nel grande calcio, nella stagione 1973-74: nel capoluogo lombardo rimane per quattro stagioni, prima di spiccare il grande salto nell’Inter. Con il club neroazzurro esplode definitivamente, anche se i trofei si possono contare sulle dita di una mano: uno scudetto e due Coppa Italia. Spillo conquista anche la Nazionale, con la quale disputa due Mondiali, quello glorioso del 1982 e quello messicano del 1986.

domenica 27 novembre 2016

GENOA - JUVENTUS

22 ottobre 1989 – Stadio Ferraris di Genova
GENOA-JUVENTUS 2-3
Genoa: Gregori; Ferroni e Caricola; Ruotolo (dall’87’ Rotella), Perdomo (dal 68’ Torrente) e Signorini; Urban, Fiorin, Fontolan, Ruben Paz e Aguilera. In panchina: Braglia, Collovati e Camerano. Allenatore: Scoglio.
Juventus: Tacconi; Napoli (dal 46’ Bruno) e De Agostini; Galia, Bonetti e Fortunato; Alejnikov, Rui Barros, Zavarov (dall’88’ Alessio), Marocchi e Schillaci. In panchina: Bonaiuti, Brio e Casiraghi. Allenatore: Zoff.
Arbitro: Lanese di Messina.
Marcatori: Schillaci all’11’, Aguilera al 20’, Schillaci al 21’, autorete di Fortunato al 41’, Alejnikov al 49’.

sabato 26 novembre 2016

Lionello MANFREDONIA

Nato il 27 novembre 1956, giovane talento della Roma calcistica, Manfredonia cresce in una società del rione Camilluccia, la Don Orione. La Lazio lo preleva, intuendone le enormi possibilità tecniche e atletiche, e lo fa esordire in Serie A il 2 novembre 1975, allo stadio Olimpico contro il Bologna. Corsini, l’allenatore di quella Lazio, ha subito fiducia in quel ragazzo che se la cava egregiamente come mastino difensivo, ma sarà con Vinicio, che esploderà definitivamente.
«Un’emozione unica, la più forte in assoluto. All’Olimpico, di fronte alla mia gente. Dovevo ancora compiere diciannove anni. Merito dell’allenatore. Ebbe un gran coraggio. Mi dette il numero quattro e mi mise a fare il libero, al posto di capitan Wilson. Un battesimo di fuoco, niente male, se pensa che quella squadra nel 1974 aveva vinto il campionato». Con la maglia biancoceleste totalizza complessivamente 233 partite (segnando dieci goal), diventandone immediatamente un simbolo, grazie anche alla sua duttilità che gli consente di ricoprire più ruoli.

Cesare VALINASSO

Nasce a Torino, il 27 novembre 1909. Ultimo di tre figli (il padre era sarto) mosse i primi passi nell'Oratorio Michele Rua di Torino. Nel 1928 entrò nelle giovanili della Reggina, disputando sei partite nel corso della stagione 1928-29. In seguito, a causa del servizio di leva, passò alla Novellara e alla Biellese. In quel periodo esordì anche in Nazionale giovanile, in occasione di un incontro vinto per 8-1 contro la Francia. Passato alla Juventus, ebbe in sorte di sostituire Combi in cinque giornate del campionato 1933-34 (conquistando così il suo primo titolo di Campione d'Italia), ma fu riconfermato a pieni voti nella stagione successiva, quando il grande Giampiero, dopo la superba conclusione dei Mondiali di Roma, decise di rinunciare all'attività agonistica. Valinasso, uomo tranquillo e sicuro, atleta tecnicamente dotato, disputò tutte le trentaquattro partite del torneo 1934-35, cucendo sulla maglia il secondo scudetto della sua carriera.

venerdì 25 novembre 2016

Marco MARCHIONNI

Cresciuto a Cretone, in provincia di Roma, inizia già da piccolo a praticare calcetto: «Ci torno appena ho un po’ di tempo libero, a trovare la famiglia e gli amici più cari. Mi piace l’atmosfera di pace che si respira lì. È una frazione piccola ma accogliente: hai la tranquillità della campagna, con Roma a portata di mano. È lì che ho conosciuto mia moglie Claudia. Siamo stati fidanzati sette anni, prima di sposarci». A quindici anni entra a far parte della prima squadra del Monterotondo, società che milita nel campionato Dilettanti. Si distingue subito per la sua velocità e per la sua tecnica che, in pochissimo tempo, gli permettono di conquistarsi una maglia da titolare e di realizzare ben quattro reti in ventinove presenze: «La mia prima squadra di calcio fu il Castelchiodato, dal momento che il mio paese non aveva una rappresentativa giovanile. Avevo otto anni e ricordo che giocavo già a centrocampo, ma a sinistra. A quindici anni sono passato nel Monterotondo, e lì ho fatto tutte le giovanili fino alla categoria dilettanti».

Gianfranco ZIGONI

Nasce a Oderzo (Treviso), il 25 novembre 1944. Cresciuto nella società, nel 1961, poco più che diciassettenne, debutta in bianconero e in Serie A. Dopo un triennio caratterizzato da sporadiche apparizioni la Juventus lo cede in prestito al Genoa. Due stagioni con i rossoblu e, nell’estate del 1966, rientra a Torino, dove conquista la maglia di titolare. Attaccante di ottimo talento, eccede in personalismi e un autentico limite è il suo carattere ribelle che in molte occasioni gli costa espulsioni e squalifiche. Zigo ha la fama da sciupafemmine ma, si rende protagonista di vere e proprie bravate da bullo di periferia. Come quando, per cercare di sconfiggere la noia dei ritiri, si diverte a sparare ai lampioni con la sua Colt 45. Ma Zigoni, per fortuna, non è solo questo. È soprattutto un calciatore, anzi, un fuoriclasse.

giovedì 24 novembre 2016

Alessandro FRARA

La prima cosa che colpisce di Alessandro Frara – scrive Maurizio Ternavasio su “Hurrà Juventus” del maggio 2001 – è la contrapposizione tra la faccia da bravo ragazzo e la grinta. Ci spieghiamo meglio: l’aspetto esteriore e il modo di presentarsi farebbero propendere per il classico giovane tutto casa e chiesa, brillante a scuola, educato e sensibile. E, infatti, è proprio così: nonostante Alessandro stia studiando con profitto per diventare calciatore professionista, riesce ugualmente a essere (e non soltanto ad apparire) uguale a chi non deve affrontare un impegno tanto gravoso. Sia ben chiaro, non che chi giochi a calcio sia sempre all’opposto; solo che di solito la scuola è difficilmente conciliabile con lo sport ad alto livello, la famiglia è giocoforza spesso lontana e i modi tendono a essere meno formali che nel suo caso.

RUI BARROS

Un metro e sessanta di velocità e di resistenza, per la Juventus che Dino Zoff vuole riportare rapidamente a livelli importanti. Attaccante o centrocampista, l’ex stella del Porto non fa preferenze: gioca al servizio del collettivo e predilige il contropiede, nel quale si esalta a mettere in  crisi i lungagnoni che lo incrociano. Gli inizi nella squadra lusitana non sono certo facili; il Porto deve dirottarlo in giro per la Nazione, perché ha bisogno di sfoltire i ranghi e consentire a tutti di giocare. Reibordosa e Pasos sono le prime tappe di una carriera che non sembra dover mai decollare. Gli anni passano, Rui dimostra di avere dei numeri; di prestito in prestito arriva finalmente a un campionato vero; gioca con il Covilha, in seconda divisione, è il 1986 e l’esplosione è imminente.

mercoledì 23 novembre 2016

Franco CARRERA

Solamente due presenze nella stagione 1961-62 per il torinese Franco Carrera: in campionato contro il Bologna e in Coppa Italia contro i toscani del Prato. Poi, il trasferimento a Potenza (dove giocherà accanto a Boninsegna e a Silvino Bercellino) e il ritorno in bianconero nel luglio 1965. Ma sarà solamente un breve saluto alla Mole Antonelliana, perché nella stessa estate sarà ceduto alla Spal del presidente Paolo Mazza e degli ex juventini Crippa, Fochesato e Bozzao.

“HURRÀ JUVENTUS” AGOSTO 1965
I giovani di una generazione fa l’avrebbero chiamato “L’ultimo dei Mohicani”. Carrera Franco, infatti, con il suo rientro alla Juventus è subentrato a Carlo Mattrel, trasferito, quale unico torinese vero nella compagnia illustre dei bianconeri. “Noblesse oblige”! Carrera, quanto prima, sarà chiamato al “redde rationem”, a proseguire sulla strada percorsa tanto tempo fa dai Rava, Garzena, Emoli, Vavassori, tutti torinesi della Mole all’insegna della bandiera juventina. E suvvia! Un po’ di campanilismo somministrato per via spicciola a questa nuova generazione di calciatori non fa mai male! Carrera ciò lo capisce, anche se appartiene alla “nouvelle vague” dei calciatori.

Ján ARPÁŠ


Estate 1947. Liquidati Korostelev e Vycpálek la Juventus si gettò nuovamente sul mercato cecoslovacco per rinnovare il parco stranieri: al posto del deludente Cesto, i bianconeri pescarono nelle file dello SK Bratislava, una delle formazioni più in voga di quegli anni, una mezzala che non aveva mai indossato la maglia della Nazionale boema, ma le cui qualità erano state decantate da tutti gli osservatori: Ján Arpáš. Con lui doveva arrivare anche il terzino Stanislav Kocourek, astro emergente nella difesa del mitico Slavia; costui, però, non ottenne mai il nulla osta e fu costretto a rimanere in patria. Arpáš giunse a Torino accompagnato da una fama di ottimo ragionatore e grande tiratore dal limite; armi con le quali avrebbe dovuto scardinare le retroguardie italiane non più “metodiste” e non ancora “sistemiste”.