lunedì 10 aprile 2017

Martín CÁCERES

«Sono nato e cresciuto a Montevideo, ho un fratello maggiore che si chiama Jonathan. Ma né lui e né mio padre sono stati calciatori: sono l’unico della famiglia che ha intrapreso la carriera di sportivo professionista. Ho cominciato a giocare da ragazzino nelle giovanili del Defensor, una squadra di Montevideo di cui sono sempre stato tifoso. In carriera ho sempre giocato in difesa, anche se il mio idolo non era un difensore ma il grande Enzo Francescoli. Sono arrivato in prima squadra quando avevo sedici anni e sono subito entrato a far parte della Nazionale Under 20. Dopo poche stagioni è arrivata la chiamata dalla Spagna, dal Villarreal, ed ho accettato senza esitazioni. Paura? Anche se ero molto giovane sono partito con l’idea di fare bene e farmi conoscere in Europa».
Il Villarreal sceglie di portarlo subito in Spagna per abituarlo ad un calcio differente, ma riconosce che sarebbe un azzardo proporlo subito titolare: così, sceglie il prestito al Recreativo Huelva. Squadra di limitate ambizioni, il team andaluso concede alla giovane promessa il tempo per adattarsi alla nuova realtà continentale, giocando sempre. Viene provato anche da difensore esterno sinistro, ruolo che assumerà pure con la Nazionale uruguagia (nella quale debutto nel settembre del 2008). La stagione al Recreativo Huelva è molto buona, tanto è vero che El Pelado («Avevo dieci anni e già portavo i capelli lunghi. Un giorno tornai a casa pieno, pienissimo di pidocchi. Mia madre non ci pensò un attimo a rasarmi a zero e i miei compagni di giochi a ribattezzarmi così») si trasferisce al Barcellona.
Ma la vita in blaugrana e dura. Guardiola, tanto liberale fuori dal campo quanta intransigente ed irremovibile nello spogliatoio, ha un’idea di calcio che proprio non lo contempla. Il suo difensore tipo è Rafa Marquez, elegante, con un piede educatissimo ed in grado di giocare nello spazio, piuttosto che l’uno contro uno. E con Guardiola non si negozia: chiedere a Hleb per ulteriori informazioni: il bielorusso è compagno fisso di Cáceres sulla panchina del Barça, le loro caratteristiche tecniche non sono apprezzate dal tecnico catalano e si devono accontentare di poche briciole di match, spesso di limitata importanza e non di rado fuori ruolo. Inoltre, l’ex Brescia e Roma è molto legato alla Cantera del club. Quando può, schiera un ragazzo del settore giovanile.
Così, nell’estate del 2009, non gli pare vero arrivare alla Juventus. «Volevo giocare dì più. E il mio procuratore, Daniel Fonseca, mi consigliò di venire alla Juventus, un ambiente che conosceva e in cui mi assicurava che mi sarei trovato bene. Non sbagliava». Il 7 agosto 2009 viene ufficializzato il suo passaggio alla compagne bianconera, in prestito con diritto di riscatto; Cáceres sceglie la maglia numero due, in passato sulle spalle di Claudio Gentile e Ciro Ferrara. Il 12 settembre 2009, al suo esordio con i bianconeri, segna il suo primo goal, sbloccando la delicata partita contro la Lazio all’Olimpico (2-0 il risultato finale).
Col tempo, grazie a buone prestazioni, riesce a ritagliarsi una spazio da titolare sulla fascia destra, anche grazie ai continui infortuni di Zebina ed allo scarso apporto offensivo di Grygera. Il 14 Febbraio 2010 contro il Genoa viene schierato da Alberto Zaccheroni esterno di centrocampo. Sul primo goal della partita, salta due difensori e serve un cross dalla destra, dove Amauri firma il momentaneo 1-1. Regala ottime prestazioni fino a che una pubalgia lo costringe a stare fuori dai campi per varie settimane. La Juventus però, a causa dell’elevato prezzo del giocatore, non lo riscatta, e Martín torna così al Barcellona. «Speravo di rimanere, quando non ci fu "la compra" rimasi deluso. Non mi aspettavo una seconda chance. E invece…».
Invece Martín ritorna in bianconero nel gennaio del 2012, voluto fortemente da Conte. «Sono molto contento, perché Conte si fida di me, mi ha voluto ed è stato fatto tutto nel migliore dei modi perché io potessi tornare. Vengo a portare entusiasmo. È una squadra che ha tanti bravi giocatori e sta facendo un gran campionato. Speriamo di continuare in questo modo». Fa il suo secondo esordio l'8 febbraio, nella semifinale d'andata di Coppa Italia in casa del Milan, realizzando una clamorosa doppietta (la seconda rete con un tiro “a giro” degno del miglior Del Piero). El Pelado segna solamente goal pesanti, come quello del 25 marzo contro l'Inter, che permette alla Vecchia Signora di battere i campioni in carica e di lanciarsi alla conquista del scudetto. Tricolore che arriva il 6 maggio sul campo neutro di Trieste, grazie al 2-0 sul Cagliari e alla contemporanea sconfitta del Milan nel derby. Una stagione più che positiva e la Juve acquista definitivamente il difensore uruguagio.
Un infortunio rimediato nell'estate del 2012, durante il Trofeo TIM, lo costringe a saltare la vittoriosa trasferta cinese della Supercoppa italiana, contro il Napoli. Ma proprio contro i partenopei, il 20 ottobre successivo, si prende un’importante rivincita contro il destino: infatti, entrato da poco in campo, realizza di testa il goal del vantaggio bianconero, raddoppiato poco dopo da Pogba. Festeggia con i compagni il secondo scudetto consecutivo della Vecchia Signora.
Il 2013-14 non inizia nel migliore dei modi, che, a causa dell’ennesimo infortunio, è costretto a saltare la prima parte della stagione, rientrando solamente a fine ottobre in occasione della sfida di Champions League in casa del Real Madrid. Trova la via rete in Coppa Italia, contro l’Avellino e, il 4 maggio 2014, dopo la vittoria del Catania sulla Roma, può mettere in bacheca il terzo scudetto di fila. Ma il destino per questo bravissimo difensore (che in estate non è mai inserito nella formazione titolare ma che riesce sempre a ritagliarsi spazi importanti) non è tenero. Anche la prima parte dell'annata 2014-15  lo vede vittima di un infortunio, rimediato nel 3-2 interno alla Roma dei primi d'ottobre, che lo tiene fermo per tre mesi. L'11 gennaio 2015, al ritorno in campo, realizza l’ennesimo goal importante, al San Paolo di Napoli, contro la squadra azzurra che, a quanto pare, continua a portargli fortuna. « «Sono contento a livello personale, ma anche per la squadra, perché era troppo importante vincere. È importante essere tornato, è stata dura, anche perché non ero mai stato fuori così a lungo. Era un peccato non essere riusciti a tenere il vantaggio, ma  loro sono forti e la partita era difficile. Per fortuna siamo riusciti a segnare di nuovo e a vincere. Era una gara complicata, ma lo sono tutte e dobbiamo affrontarle ogni partita come se fosse l'ultima». Ma un paio di mesi dopo, tuttavia, incappa in un nuovo infortunio in allenamento: trauma distorsivo alla caviglia sinistra con frattura del malleolo mediale, che pone fine anticipatamente alla sua stagione.
La stagione 2015-16 lo vede alzare la Supercoppa Italiana vinta a Shanghai contro la Lazio. Ma non c’è pace per Martín: ulteriori guai muscolari lo tengono lontano dai campi nelle successive settimane. Nella notte fra il 28 e 29 settembre 2015 il giocatore è inoltre protagonista di un incidente automobilistico a Torino, dal quale esce incolume; ciò nonostante, il riscontro di un tasso alcolemico superiore ai limiti di legge, porta la Juventus a escluderlo temporaneamente dalla prima squadra. Reintegrato in rosa, il 3 febbraio 2016, nella partita allo Stadium contro il Genoa,  rimedia la lesione al tendine d'Achille destro che lo costringe a un intervento chirurgico e a chiudere anzitempo la stagione e la sua avventura in bianconero. «Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicino. Amici, compagni, famiglia, tifosi, il mio procuratore Fonseca e mia moglie. Spiace finire la stagione così, ho sempre onorato questa maglia dal primo giorno. La vita continua, lotteremo per tornare al più presto, più forte e più cattivo».
Per El Pelado, comunque sia, la grande soddisfazione di aver partecipato (e non certo nella veste di comprimario) al favoloso quinquennio juventino e, soprattutto, di essere entrato a pieno merito nei cuori dei supporter bianconeri.

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