giovedì 9 marzo 2017

Nicola CARICOLA

È il primo di sei figli di una casalinga e di un conduttore di veicoli urbani. La guida severa ma affettuosa, del padre ha una parte rilevante nella sua educazione; la sua carriera comincia a nove anni, quando milita in una squadretta di Triggiano, un paese a dieci chilometri a sud di Bari. Il suo ruolo è quello di centravanti. Un professore di educazione fisica gli impartisce i primi insegnamenti; passaggi, tiri, destro, sinistro, finte, dribbling, colpi di testa. Si trasferisce, poi, in un quartiere di Bari, Iapiia si chiama; anche suo fratello Nino è bravo a dare calci a una palla di gomma, farà carriera nel Taranto.Nicola è ancora giovanissimo e non si muove da Bari; il Rossano prima e il Liberty dopo (sempre due quartieri del capoluogo pugliese) sono le nuove società; finché, a tredici anni, è prelevato dal Bari. L’allenatore Catuzzi lo trasforma, con il trascorrere degli anni, in difensore, pensando che le doti del promettente giovane si adattino di più al marcamento di un attaccante che non a segnare goal.
I genitori non lo contrastano in questa scelta di vita, ma nella sua storia qualcosa si complica; gli studi non procedono troppo bene e suo padre vede nel football un motivo di intralcio alla sua cultura. Catuzzi e i dirigenti del Bari convocano papà Caricola per un sereno scambio di opinioni; vince, per sua fortuna, il calcio.
Nell’estate del 1983, dopo aver debuttato nell’Under 21 con la quale disputerà una decina di incontri, si trasferisce alla Juventus. I primi complimenti bianconeri gli vengono da Boniperti, dopo il debutto a fine giugno nel Mundialito. Una delle cose che maggiormente colpiscono di Caricola, oltre allo stile juventino, all’ambiente e alla forza tecnico-morale della squadra, è quel modo semplice di comportarsi di tutti i bianconeri, che gli consentono un rapido ambientamento. Caricola è già uno di loro; uno che vuole vincere tanto, restare alla Juventus il più a lungo possibile, guadagnare il giusto anche per farsi perdonare dal padre quel diploma mancato. Tecnicamente è molto dotato; si muove in campo con la testa sempre alta, bravo con destro e sinistro, rapido pur essendo longilineo e ricco di personalità.
L’esordio in bianconero è con il botto; 11 settembre 1983, la Juventus affonda l’Ascoli sotto una valanga di goal (7-0) e Nicola se la cava molto bene. È una stagione molto positiva, sia per Nicola sia per la Juventus, la quale si aggiudica il campionato e la Coppa delle Coppe. Nella partita decisiva per lo scudetto, allo stadio Olimpico contro la Roma, Caricola ha l’occasione di entrare nella storia. La partita è incanalata sullo 0-0 quando Nicola, subentrato a Platini, è smarcato solo davanti al portiere giallorosso Tancredi; è l’occasione della sua vita, il goal significherebbe scudetto sicuro con tante giornate di anticipo. Nicola chiude gli occhi e tira; la sua “ciabattata”, però, è sbilenca e termina a lato. Poco male, la Juventus vincerà ugualmente lo scudetto, ma un’occasione simile non gli capiterà mai più, tanto è vero che terminerà la sua carriera bianconera senza aver mai realizzato un goal.
La stagione successiva è meno felice per Caricola; la Juventus ha acquistato Pioli dal Parma e gli spazi si riducono. La società punta molto sull’ex parmense, ritenuto la prima riserva difensiva e per Nicola sono molte le partite vissute da spettatore; sarà così anche nelle due sfide con il Liverpool, che portano nella bacheca juventina la Supercoppa Europea e la Coppa dei Campioni. Ma Nicola non si abbatte: «In questa squadra c’è soltanto da imparare. Anche stando fuori puoi capire come si deve giocare al calcio. La Juventus è un’università del calcio, dove i professori sono anche dei cari amici. Perciò di più non puoi e non devi chiedere».
Il campionato 1985-86 è ancora peggiore; solamente nove presenze e uno scudetto conquistato da comparsa. La stagione successiva vede Rino Marchesi alla guida della Juventus; Trapattoni è passato all’Inter e lascia la sua pesante eredità al tecnico ex comasco. Sarà una delusione completa; eliminata molto presto dalla Coppa dei Campioni, mai in lotta per lo scudetto, la squadra bianconera deve anche salutare la sua stella più fulgida, Michel Platini, che decide di abbandonare il calcio. Paradossalmente, per Nicola è una stagione ottima; grazie a qualche infortunio (Cabrini e Scirea su tutti) scende in campo per ben ventotto volte, confermando la sua duttilità. Marchesi, infatti, lo schiera in tutti i ruoli difensivi, anche in quello di libero nonostante la concorrenza di Favero e del nuovo acquisto Soldà.
Termina qui l’avventura bianconera di Caricola; ottantadue presenze, due scudetti e una Coppa delle Coppe sono i suoi numeri. Si trasferisce a Genova, sponda rossoblu e conoscerà la vera gloria; infatti, rimarrà nel “Grifone” per ben sette stagioni, diventandone una bandiera. Nel 1996, emigra negli Stati Uniti, per giocare nella squadra del New York Metrostars, insieme a Roberto Donadoni. L’anno successivo decide di abbandonare il calcio e di rientrare in Italia.

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