venerdì 17 marzo 2017

Matteo PARO

Nato ad Asti il 17 marzo 1983, compie tutta la trafila nelle giovanili bianconere, fino a debuttare in Serie A il 17 maggio 2003, in Reggina-Juventus 2-1. Nella stagione successiva è ceduto in prestito, insieme a Sculli e Gastaldello, al Chievo, nell’operazione che porta Legrottaglie in bianconero. Ritorna alla Juventus tre anni dopo: la società e il tecnico Deschamps puntano molto su di lui; effettivamente, Matteo è un centrocampista con ottime qualità, sia in fase difensiva sia in fase di costruzione del gioco. Disputa trentadue partite con la Juventus, delle quali ventisette da titolare, sfruttando i soventi problemi fisici di Giannichedda e di Cristiano Zanetti; nella seconda parte della stagione, complice un infortunio, cede il posto di titolare a Claudio Marchisio, altro prodotto delle giovanili della Juventus. Matteo Paro entra di diritto nella storia della Juventus; è proprio lui, infatti, a realizzare il primo goal della Vecchia Signora nel campionato di Serie B, il 9 settembre 2006 nella partita di esordio contro il Rimini. L’estate successiva, non rientrando nei piani del nuovo allenatore Ranieri, è ceduto in comproprietà al Genoa, dove ritrova il suo mentore Gasperini.

FABIO ELLENA, “HURRÀ JUVENTUS” OTTOBRE 2006
“Largo ai giovani!”: il motto di John Elkann e della nuova dirigenza al momento dell’insediamento. “Largo ai giovani” e i giovani si sono fatti largo. Ben diciannove i ragazzi provenienti dal vivaio che hanno preso parte alle due fasi del ritiro estivo, ad Acqui Terme e a Pinzolo. E di questi, otto rimasti nella rosa definitiva allestita da Didier Deschamps per affrontare il campionato 2006-07. Un campionato che, per un gioco del destino, è nato proprio sotto il segno della gioventù. Sabato 9 settembre, esordio a Rimini e primo goal del torneo juventino firmato da Matteo Paro. Proprio da colui che può vantare una delle militanze più lunghe in bianconero. Arrivato dalla vicina Asti all’età di dieci anni, a Torino ha conosciuto tutte le categorie del Settore Giovanile, a parte una parentesi in Serie D, nel Volpiano allora allenato da Massimo Storgato. Una lunga militanza, contrassegnata da uno scudetto Giovanissimi con la squadra di Domenico Maggiora e un Torneo di Viareggio con Giampiero Gasperini in panchina. Prima del peregrinare in giro per l’Italia a fare esperienza. Dai sei mesi di Verona, sponda Chievo, alla più lunga parentesi di Crotone (ancora con Gasperini) con una promozione dalla C1 alla B e un’intera annata nella cadetteria. Fino al salto nella massima divisione, conosciuta con il Siena.
Ora il grande ritorno e il sogno finalmente realizzato. Per la verità, un doppio ritorno: nella società che lo ha cresciuto, ma anche alla Prima Squadra. Già, perché nell’ultima annata vissuta sotto la Mole, da leader della Primavera, Matteo seppe conquistare anche la fiducia di Marcello Lippi. Era l’annata 2002-03, una delle più indimenticabili della storia recente, finita con uno scudetto e una Champions sfumata sul fino di lana dopo un cammino da favola. Come oggi, il Mondiale lasciava il segno sulla preparazione e senza i reduci dalla rassegna iridata, per il ritiro estivo il tecnico viareggino fece man bassa di promesse della Primavera, molti dei quali richiamati anche per le gare che contano. Paro fu tra questi e alla fine, centrò un tris non da poco: esordio in Serie A, Champions League e Coppa Italia.
Quattro anni dopo, rieccolo dunque qui. E il viaggio riparte proprio da allora e… da “Hurrà Juventus”. Sì, dalla nostra rivista e da un servizio dedicato a Matteo, allora promettente talento ma con le idee già chiare. Matteo, quattro anni eppure non sembra cambiato niente… «Invece da allora credo siano cambiate molte cose. Sono stato per tre stagioni in giro per l’Italia e ho fatto tanta esperienza, umana e soprattutto professionale. Sono partito dalla C1 e sono arrivato fino alla A e in ogni categoria ho avuto modo di imparare e crescere».
Ora il ritorno in Serie B, ma non si può parlare di passo indietro. «Vero, quando mi è stata proposta l’opportunità di rimanere qui non ci ho pensato un momento. Per me, nato e cresciuto calcisticamente nella Juventus, poter indossare la maglia della Prima Squadra è un sogno che si realizza».
Doppio, vista la prodezza di Rimini. «Sì, quello di realizzare un goal con questa maglia era un altro sogno che avevo fin da bambino, è stata un’emozione fortissima».
Torniamo per un attimo indietro nel tempo, a quattro anni fa. «Con mister Lippi, presi parte al ritiro estivo. Ma era una situazione diversa da questa. Allora era un’esperienza importante e l’obiettivo era cercare di imparare il più possibile da tanti campioni. Ora sono partito con l’intenzione di mettermi a disposizione e dare qualcosa in più. Spero di poter ripagare la fiducia che è stata riposta in me».
Anche i tuoi compagni più grandi ti guarderanno in maniera diversa. «Devo essere sincero, il gruppo è stato fantastico e tutti si sono sempre prodigati per aiutare noi giovani, dandoci i consigli giusti, sul campo e fuori. La differenza rispetto ad allora è che divido con loro anche lo spogliatoio, ma la sensazione è sempre quella di una squadra molto unita e compatta. Stando con loro si capisce perché hanno vinto tanto in questi anni».
L’estate più brutta della storia della Juventus può diventare, paradossalmente, l’occasione giusta per tanti giovani. «Tutti i ragazzi che crescono nel Settore Giovanile hanno l’obiettivo di arrivare un giorno alla Prima Squadra. Fino ad oggi, non è stato facile inserirsi in un gruppo che lottava al massimo in tutte le competizioni. Ora credo che ci saranno più opportunità e noi ragazzi dovremo essere bravi a farci trovare pronti e conquistare spazi».
Per te, quindi, potrebbe essere la stagione del definitivo decollo? «Indossare questa maglia dà una bellissima sensazione ma comporta anche dei doveri quali impegno e serietà. So che devo ancora crescere, soprattutto dal punto di vista dell’esperienza, e prendermi maggiori responsabilità sul campo».
A ventitré anni, però, puoi già permetterti di passare come un veterano, specie con ragazzi più giovani. Uno su tutti: Claudio Marchisio. «Mi rivedo un po’ in lui. Claudio è molto promettente ma, ovviamente, manca della giusta esperienza, proprio come quando avevo vent’anni io. Spero di aiutarlo e renderlo partecipe delle mie esperienze passate».
Da possibile maestro ad allievo. L’anno scorso avevi Antonio Conte a Siena, ora Didier Deschamps, due che il tuo ruolo lo conoscono bene. «Con Conte ho lavorato molto a Siena, lui mi ha fatto crescere molto, soprattutto dal punto di vista tecnico. Ora conto di migliorare ancora grazie ai consigli di Deschamps, uno che nel suo ruolo ha vinto tutto. Non mi resta che ascoltare e imparare».
Finalmente tanti giovani in rosa. E finalmente anche dei ragazzi piemontesi. Che effetto fa a te, astigiano, indossare la maglia bianconera? «La Juventus è da sempre legata al Piemonte e giocare nella Juventus, per un piemontese, è sempre motivo d’orgoglio. Credo che un giocatore si senta maggiormente legato alla squadra della propria terra. Io simbolo di Asti? Mi piace pensare, e far capire a tanti miei concittadini, che anche un ragazzo nato in provincia può farcela a raggiungere traguardi importanti».
La vita del Paro calciatore è cambiata in questi anni, quella del Paro ragazzo? «No, resto una persona normale, a cui piace stare insieme agli amici e ai propri familiari. Dopo tre anni in giro per l’Italia avrò finalmente modo di passare più tempo con loro e di questo sono molto contento».
Ultima cosa. Nell’intervista del 2002 avevi parlato di Università. Come procede? «Bene, sono ancora iscritto alla Facoltà di Scienze Politiche e proseguo nel mio cammino. La laurea è un obiettivo a cui tengo».

3 commenti:

Giuliano ha detto...

Anche lui, migliore di tanti altri che sono stati presi al suo posto da Blanc e da Secco... Peccato per gli infortuni gravi, ma può ancora ricominciare.

Anonimo ha detto...

concordo, nn si disimpara così il calcio, a me piaceva molto, vederlo svincolato dispiace

Anonimo ha detto...

Riparti a luglio ad Empoli con mister Sarri .......
tavano e Maccarone l'hanno fatto e si sono rigenerati.
Forza Matte, Forza Empoli