domenica 16 luglio 2017

Christian ABBIATI

Ha la miglior media di goal subiti tra tutti i portieri – scrive Mario Bruno su “Hurrà Juventus” del marzo 2006 – di Serie A (nello specifico, sette reti incassate nell’arco di sedici partite, media 0,437). Christian Abbiati, il portiere che il Milan ha prestato con gesto “caspita, complimenti” alla Juventus a causa del maxi guaio nato dallo scontro tra Kaká e Buffon, storia del Trofeo Berlusconi di fine agosto 2005. Super Gigi se ne uscì con la spalla lussata, da operare ad ogni costo, con una prognosi per il recupero di un centinaio di giorni e con tutte le pacchetto-complicazioni del caso (perché un portiere lo si ritrova non soltanto quando è OK dal punto di vista fisico ma anche e soprattutto quando sente di nuovo dentro di sé il ruggito del leone. E ci vuole tempo per ridare al felino tutta la sua famelica attitudine) e alla Juve giunse così quest’omone dal viso proprio buono, 191 centimetri compatti e compassati, che aveva, se vogliamo, le stesse problematiche che ha dovuto metabolizzare Super Gigi al momento del suo ritorno da leader: ritrovare cioè la certezza del ruolo (visto che al Milan era il numero due da quasi tre anni) e non solo la sicurezza, sostenuta dal ruggito del leone al quale facevamo riferimento prima.
Ma Abbiati è, diamine, un felino vero, e applicandosi con umiltà e dedizione, ha ritrovato rapidamente se stesso, arrivando a un traguardo di numeri e di qualità ben superiori a ogni previsione, ciò che porta il mister Capello ad applaudirne l’efficienza: «Christian finora ha fatto cose superlative, è stato bravissimo».
Tutto vero, come ha dimostrato proprio qualche giorno prima di essere intervistato, a Roma in Coppa Italia, quando ha preso una palla impossibile che il mezzo televisivo ha documentato in modo esemplare nella sua incredibile difficoltà, vale a dire, calcio di punizione sul vertice sinistro, fuori area e strepitosa battuta di Totti che di esterno sinistro riesce ad aggirare la barriera, ciò che si tramuta in un missile terra-aria stracoperto ma Christian ha capito tutto e volando sulla propria destra, in volo cieco, riesce a deviare la sfera con la mano destra, a un palmo dal palo, mettendo clamorosamente in calcio d’angolo: semplicemente incredibile.
Dopo aver giocato ininterrottamente, e con ottimi risultati, da settembre a gennaio, ora Buffon si è ristabilito. Come vivi questa nuova situazione? «Ma va bene così – spiega – a me piace tanto giocare, fare il mio mestiere in modo continuo, essere lì confrontarmi con le mie cose, a ragionare su quanto sono stato in grado di dare, a studiare cosa posso avere sbagliato, i particolari che potrei ancora migliorare. Io ho investito da sempre su di me, con la coscienza di essere una persona che sa stare al proprio posto, che sa attendere la propria occasione e che ha la coscienza di quanto deve fare, per cui, avere trovato questa Juve e questo gruppo fantastico lo considero un’esperienza veramente probante, indipendentemente dai numeri e dalle partite giocate. Con Gigi ci frequentavamo, così, da persone che si stimano ancor prima di indossare la stessa maglia, e ora più che mai ci capiamo e ci apprezziamo, perché sappiamo entrambi quale ruolo dobbiamo sostenere e tra di noi c’è soltanto lealtà e coerenza».
Abbiati è bello carico della sua esperienza in bianconero. «Vivere in questa Juve mi ha ridato spinta, mi sento rigenerato: ho ritrovato la miglior parte di me, ed ho pure ritrovato la maglia della Nazionale. Ci terrei moltissimo a vincere qualcosa con questi ragazzi, perché penso che tutti noi abbiamo scritto una storia che merita di essere ricordata, anche con il mio nome».
Abbiati a Torino vive sostenuto dalla sobrietà che gli appartiene da sempre. La sua è, infatti, una vita misurata. È nato ad Abbiategrasso, la sua città è Milano, calcisticamente la squadra più lontana da casa nella quale aveva militato era sino a ieri il Borgosesia e ora è la Juventus, ma sotto la Mole Christian sta a modo suo, in un alloggio ammobiliato, ma sempre con il piede pronto a schiacciare l’acceleratore per tornare a casa, dove lo attendono Stefania e Giulia. «Non è stato possibile trasferirsi a Torino con la famiglia – spiega – perché Giulia è iscritta alla scuola americana. Allora viaggio un po’, vado e torno. E quando sono a casa, il mio piacere più profondo è quello di andare a recuperare Giulia quando esce da scuola. Al mattino, invece, preferisco dormire».
Giulia è il sogno nel cassetto del gigante buono. «Una bella principessa – e per Giulia, Christian si comporta come tutti i padri del mondo, devoto al punto tale – da andare in montagna con lei e con la mamma. Siamo stati in Austria ma, giuro, non mi sono divertito, perché non amo la neve, io sono un tipo da mare».
Forse anche per questo, se non ci fosse stato il gran pasticcio di Genova retrocesso in Serie C, lui sarebbe stato il portierone del “Grifone”? «Direi che il mare, in quel tipo di scelta, non c’entrava: Genova l’avevo scelta perché la consideravo una situazione ideale per ripartire, una squadra cioè capace di restituirmi serenità. Saremmo cresciuti insieme senza particolari pressioni: l’obiettivo era quello di ritrovare l’urlo del leone a piccoli passi. E invece è venuta fuori questa storia tutta diversa, dove la pressione è un elemento fondamentale di ogni giornata, perché quando giochi in queste grandi squadre hai l’obbligo di non sbagliare, mai».
E tu non hai sbagliato praticamente nulla. C’è qualcosa che ti rimproveri? «Il goal subito a Monaco contro il Bayern, in Champions League: una rete che non potrò mai dimenticare e che ho rivisto decine di volte a casa, con le cassette. Io faccio sempre così, dopo ogni partita mi studio da cima a fondo per capire meglio il mio operato, per rendermi conto dove devo migliorare, per scoprire a freddo qual è stato il pensiero dominante che mi ha portato a scegliere questa anziché quella situazione. Ebbene, quella rete di Monaco la mando negli archivi personali senza averci capito un granché, perché era evidente che lui avrebbe tirato su questo benedetto palo di sinistra, lo avevo fotografato in un amen, ma nel momento del tiro sono rimasto imbambolato ed ho solo deviato goffamente la palla in rete, con una gamba. Per quale motivo non ho reagito? Per quale motivo non sono stato in grado di respingere quel tiro fragile? Non lo saprò mai, perché non sono riuscito a ritrovare dentro di me la chiave di quell’errore».
Un trofeo con la Juventus e magari anche la convocazione in Nazionale? «Su questo concetto ho due ragionamenti dominanti. Il primo è che Lippi ha sempre scelto altri atleti e che è solito confermare le proprie scelte. La seconda rispecchia invece la mia prestazione nel ritorno in azzurro: ho giocato due partite, buone. E considerando anche la mia forma attuale, che posso dire? Spero proprio di trovare uno spazio nella squadra che punterà ai Campionati del Mondo».
Non siamo certo noi che possiamo dire come finirà questa storia, ma se le storie frequentate dai personaggi buoni hanno pieno diritto di finire bene, non si capisce per quale motivo questo gigante buono non dovrebbe raccogliere buone cose dopo aver seminato bene: dunque, Christian Abbiati vincitore con la Juventus e in azzurro, compagno di venture di Super Gigi: diteci voi, per quale motivo non dovrebbe finire così questa storia?

Nonostante l’ottimismo di Christian e del giornalista della testata ufficiale juventina, Abbiati non parteciperà ai vittoriosi Mondiali tedeschi, nonostante con ventisette presenze e con grandi prestazioni, sia un sicuro protagonista dello scudetto bianconero. Al termine della stagione, il portierone ritorna al Milan con qualche rimpianto di troppo: «L’anno alla Juventus ha sancito la mia rinascita come portiere; avevo chiuso a Milanello con un disastro, mi allenavo poco e male, con Capello sono risorto. Mi sono guadagnato sul campo lo scudetto che poi, quelli dell’Inter, mi hanno tolto. Capello impone regole ferree, disciplina da caserma e non guarda in faccia nessuno. Fa giocare chi merita».

3 commenti:

Giuliano ha detto...

Abbiati mi è sempre piaciuto moltissimo, e so che è grande amico di Buffon.
Ma, se potessi fargli una domanda, sarebbe questa: "Come mai di tutto il periodo alla Juve hai saltato solo una partita, Milan-Juventus 3-1 ?"
Ovviamente non è una cosa importante, ma insomma (campionati ne ho visti tanti, ormai penso di avere un po' di occhio clinico).

bidescu ha detto...

la scusa ufficiale diceva che era influenzato, ma credo che non abbia voluto giocare quella partita !!! ...

Giuliano ha detto...

...dopo le sue esternazioni dell'anno scorso, però, mi vedo costretto a rivedere il mio giudizio su Abbiati.
Come portiere è sempre bravo, per il resto meglio dimenticarselo.